Notas de viaje de dos malungos, note di viaggio di due malunghi: Colombia, Italia, India, Nepal, Thailandia, Burma/Myanmar.

Italia

Spirito Dionisiaco.

DSC05670pNon so a voi, ma a me la Cicala della favola con la Formica è sempre stata simpatica.

La Formica accumula, lavora, si fa un mazzo così, fa i compiti, paga le tasse, fa gli straordinari non retribuiti, vota bene, pensa bene, si mette bene in fila al casello di ritorno dal weekend.

La Cicala se ne sta invece spaparacchiata a prendere il sole.

Magari domani non c’è più il sole.

O non c’è più la Cicala.

Non che poi faccia tutta questa differenza.

DSC_2146pLa Formica fa il suo dovere, fa quello che deve, fa quello che fanno tutti e che è normale fare. La Formica lavora a testa bassa, abbassa la testa, usa la testa, sempre. E se può fare mille cose insieme le fa. Il tempo è prezioso, il tempo è denaro. Accumula, certo, magari si fa un mutuo 50entalle per la celletta dentro al formichiere con altre mille formiche altrettanto buone e che pagano le tasse, accumula per i momenti difficili, che la formica, ne è sicura, arriveranno. Spirito Apollineo, totale.

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E intanto la Cicala si prende qualcosa da bere.

Se i momenti difficili arriveranno (e lei sottolinea “se”), ci si penserà.

Domani.

Domani è un altro giorno.

La Cicala è una Cicala-Rossella-O’Hara.

La Formica si fa un mazzo così e arriva in ufficio in orario o magari prima e di sicuro se ne va per ultima così si vede che è brava, così gli Altri (che è una entità unica: “gliAltri”) lo vedono (sempre si sente osservata da gliAltri).

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E lei li osserva sempre gliAltri e a volte vorrebbe avercelo un formichiere più grande o magari comprarsi un iPhormica che hanno Tutti (che è un’altra entità unica: “Tutti”), ma proprio Tutti, e allora tocca accumulare di più, per i momenti brutti, però va bè pure per l’ultima generazione di iPhormica.

La Cicala dell’iPhormica se ne frega, e se ne rimane là a prendere il sole, e si fa pure una cantatina. Come si fa a non farsi una cantatina e pure a ballare con un sole così meraviglioso.

Spirito Dionisiaco.

DSC00173pLa Formica la vede la Cicala fa la saputella e le dice che lavorare faticare lamentarsi del governo è normale, è normale fare quella vita (“Normalità” è fondamentale per la Formica, poi se le chiedi a che Norme si riferisca e chi le abbia scritte, cambierà argomento). La Formica col suo iPhormica (rodendosi il fegato perchè è già uscito il modello nuovo) vede la Cicala che si gode sole e drink, e come è noto le gufa che prima o poi se ne pentirà.

La Cicala sospira, si prende un altro sorso del suo succo, pensa che la vita è una meraviglia, chiude i suoi occhi da Cicala e si gode il sole del pomeriggio.

DSC_2150pMagari non ci saranno altri pomeriggi.

Magari questo è l’ultimo pomeriggio.

Magari il Vesuvio fa le bizze e scarica sulla mia testa una qualche tonnellata di lapilli e chi s’è visto s’è visto.

Tanto vale goderselo questo sole del pomeriggio.

Chi vuol esser lieto, sia. / Del doman non v’è certezza.

Non so voi, ma io credo che la Formica si roda un po’ il fegato.

Col suo iPhormica, ormai vetusto.

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Domani arriverà l’inverno?

Forse sì forse no.

Domani il Vesuvio salterà e ci ricoprirà da testa a piedi fino a che un archeologo farà una indagine stratigrafica sulla nostra collottola?

E chi lo sa.

Non so voi, ma io intanto mi godo il sole del pomeriggio.

L.


Navighiamo.

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DSC05714p2Partiamo.

Partiamo in nave.

In nave.

Non c’è nulla che faccia sentire più liberi.

Nulla che dia più euforia da partenza, da salpare, tirare su le ancore i legami le ancore gli ancoraggi e salpare, lasciare il porto.

Partiamo e partiamo in nave.

Onda e onde che fluiscono.

L’Onda.

Che fluisce.

La nostra, che seguiamo.

DSC05719pPartiamo, in nave, e di notte.

Il porto, le sue luci, le case l’approdo, si allontanano.

Il porto si allontana. Accogliente, amato.

Ci saresti rimasto qualche giorno in più, qualche tempo in più, o forse tutta la vita.

Ma ormai la nave ha salpato. Ormai la nave ha lasciato il porto.

Partiamo.

Navighiamo.

La luce alternata del faro si fa più fioca e la sua pulsante sicurezza si fa più lontana.

E’ notte, il mare è nero, nerissimo, enorme, spaventa.

Le stelle sembrano più grandi.

Il mare nero scuro scurissimo spaventa sì un po’, e porta vento di mare, vento di terre, vento da terre lontane, vento di odori e sapori di approdi sconosciuti, di terre da esplorare.

DSC05294pIn mezzo al mare nero.

In mezzo al mare nero non abbiamo nomi.

In mezzo al mare nero non abbiamo forme.

Ti abbraccio, il vento del mare e la sua oscurità ti danno la pelle d’oca.

Ti abbraccio, ridiamo, la tua pelle ha il sapore di vento di mare, di vento nuovo, di vento di terre sconosciute.

Ti abbraccio, e il vento del mare nero ci abbraccia, anche lui Malungo.

Ti abbraccio, e siamo noi quel vento di terre sconosciute di approdi futuri.

Ti abbraccio.

E siamo.

Quel vento.

L.


En el Etna, un perro blanco.

No sabíamos que llovería de esa manera, que nuestras narices iban a estar congeladas y las puntas de los deditos también, que los precarios sacos que llevamos no serían suficientes, que, además de los zapatos guerreros que alquilamos tendríamos que haber alquilado chaquetas. -Perdón queridos lectores pero no somos “vulcanólogos”, y no, tampoco tenemos el bien conocido “sentido común”-.
No sabíamos, e igual de haber sabido nos habríamos montado en ese jeep con la ilusión de ver el fuego en la montaña, así sin nada, justo como subimos soñando estar parados en el borde de su cráter como Plinio el joven sobrino de Plinio el Viejo.
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Como a veces pasa -y no que por estas particularidades de la vida haya que lamentarse-, no sólo no vimos el fuego volcánico, no sólo llovió, sino que el paisaje al horizonte era una pared blanca. Niebla espesa y húmeda. “¡Pero atención!” decían los pies, mientras por el cansancio y el frío nos hacíamos conscientes de los pasos, “atención que esta tierra que pisan es ceniza, es resultado de fuegos de otro tiempo, de un corazón latente, de una montaña que vive y que en su paisaje deja la huella de su cambio, de su movimiento”.
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Atención, atención al movimiento, atención a la vida latente: ¡Todo el tiempo y en cada paso, atención porque que el sol sale y las plantas crecen!.
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Tus manos en las mías batallando con el hielo en la punta de los dedos.
¡En el camino un perro blanco!

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P.


Icone.

Camminando per le strade siciliane.

Se pasea, acá por las calles de Sicilia.

Icone e Iconas, varias, varie ed eventuali.

Poster e posteroni y carteles.

Inviti alla gioia e alle lacrime.

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Sguardi penetranti.

Sguardi ammiccanti.

Immagini che valgono piú di mille parole.

Con approvazione ecclesiastica.

Por supuesto.

L.

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Pupi Siciliani

Orlando, alla ricerca dell’amata Angelica, incontra un povero vecchio cui un gigante ha rapito un figlio. Il gigante fará una brutta fine.

Il paladino non ancora Furioso si rimette in cammino, arriva nei pressi di un indovino che effettivamente.. indovina.

Il prezzo da pagare per Orlando é peró risolvere un indovinello.

(Qual é l’animale che da piccolo cammina su 4 zampe, da adulto su 2, da vecchio su 3? Ricchi premi a chi indovina qui in un commento la risposta per questo nuovissimo quesito)

Orlando d’altra parte, si sa, é un Uomo-del-Fare e non ha certo tempo da perdere e dell’indovinello e dell’Indovino fa spezzatino.

Arriva poi dalle parti di un Ciclope.

Non abbiamo bisogno di aggiungere che fine faccia il mono-occhiuto.

Salva un Fraticello gesticolante, sordo e dialettale, e nel frattempo Angelica sospira angelicamente (ma non per il nostro, ahilui) e rifiuta qui e rifiuta lá si fa causa di assedi e guerre, come ogni storia dall’Iliade in poi insegna.

Orlando si fa abbindolare da Maga Drugantina che, nomen-omen, gli offre qualcosa da bere. E non é una spremuta d’arancia siciliana.

E qui, nostro malgrado, la storia si interrompe, lasciandoci come alla fine di Ritorno al Futuro 2, un po’ appesi. Chiunque sappia come va a finire ce lo dica, per favore.

La storica Famiglia di Pupari di Siracusa, Vaccaro-Mauceri, ci ha tenuti col fiato sospeso e in prima fila a bocca aperta come bambini nel Piccolo teatrino dei Pupi, in via della Giudecca di Ortigia, Siracusa.

Tradizioni orali, tradizioni antiche, scontri di paladini spade sempre alla mano (alla faccia di ogni Risoluzione pacifica dei Conflitti), tradizioni di Pupi che si muovono danzano recitano combattono danzano come se fossero vivi.

E forse lo sono.

In effetti abbiamo conosciuto di persona il Fraticello che parlava in Siciliano, e ci siamo complimentati di cuore.

Che fosse poi attaccato a Daniel Mauceri con delle corde, é solo incidentale.

E che parlassse con la voce di Alfredo Mauceri é altrettanto incidentale.

Sono Pupi.

Siamo Pupi?

Forse siamo Pupi.

Siamo tutti Pupi?

Forse siamo tutti Pupi.

Fammi cercare le corde.

Nel frattempo sfodero la spada. Non si sa mai.

L.


Sicilia, sólo una parte.

Después de tanto tiempo de dejar a un lado el blog, después de varios intentos vanos por falta de tiempo, de conexión o simplemente de palabras que no se animan  a describir todo esto que se mueve adentro, hoy es justo regresar. Por ahora dejo por fuera a Urbino, Assisi, Gubbio, La Isola Polvese, Pompeya, Caserta y Nápoles, lugares increíbles en los que he visto y sentido remociones de alma y de cuerpo, ¿pero qué hacer? Quiero hablar de Sicilia, seguramente porque estamos acá ahora y hay un sabor en la boca, en el piel que no quiero perder… Nos recibe Sicilia generosa como sus colores de fiesta, como su música y construcciones un poco decadentes y por eso mismo fascinantes, como su gente que es mezcla, mezcla de tierra árida, volcán y ríos, hoy dijimos “verde eléctrico” -mientras subíamos al Etna-, mezcla de culturas y de cantos, de religiones y de idiomas. Sicilia Mediterránea, fascinante e imponente nos quitó el aliento, la cabeza y el corazón para entregarnos miradas, mercados repletos de frutas, olivas, quesos y especias, el dormir en la tarde después de un buen almuerzo siciliano.  Es que a veces quisiera poder regalar solamente la forma en la que veo a través de la cámara, sin decir mucho más, sólo un par de fotos que enmarcan este recibir y este entregar, todo lo que se encuentra, todo lo que se desencuentra y semalogra y por eso es profunda felicidad, siempre con un poco de melancolía. Justo así, como siento a la Sicilia.

P.


Spirito Partenopeo

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In un ascensore fermo nel cuore di Napoli ci sono il milanesissimo dottor Cazzaniga (Caaazzaniga!) e il serafico e partenopeo Professor Bellavista (uno smagliante Luciano De Crescenzo, che per inciso conobbi a suo tempo al Politecnico di Milano, chiamandolo Ingegnere!).

L’ascensore é fermo, loro malgrado: l’uno portabandiera di efficientismo orizzontale da Uomo di Libertá, l’altro filosofo e bonario e verticale Uomo d’Amore.

Da mondi apparentemente inconciliabili: finiranno per diventare amiconi.

Sará che sono nato e vissuto a Milano, ma questa scena di Cosí Parló Bellavista mi é sempre sembrata molto risonante: forse saranno le mie origini partenopee a risvegliarsi.

DSC_2217pIn questi giorni a Napoli e in Campania mi sono sentito a casa.

Senza dubbio grazie a chi a casa ci ha fatti sentire, con spirito malungo di Compagna di Viaggio (grazie!). Ma anche per il fatto che una parte delle mie origini sono qui.

Abbiamo passeggiando per Spaccanapoli, mangiato la Frittatina e la Pizza Fritta di Di Matteo in Via Dei Tribunali (super caldamente consigliate), camminato per le vie dei Quartieri Spagnoli a testa in su (e rischiato ripetutamente la vita schivando di qualche pelo motorini pluri-passeggeri), abbiamo annusato l’aria del mare e siamo andati in estasi con le mozzarelle di bufala di Caserta.

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Passeggiato per la Settecentesca Reggia di Caserta, immensa, sfarzosa, con le sale dove hanno girato Star Wars.

Ma soprattutto abbiamo passeggiato e pedalato (senza cadere!) per i suoi Giardini: giganteschi, scenografici, impressionanti. Il Giardino Inglese, con statue quasi vive, cascate, repliche di templi in rovina su isolette in mezzo all’acqua. Un gusto settecentesco, giocoso, incredibilmente estetico. Una meraviglia.

DSC05237pPompei, una cittá intera, una meraviglia cristallizzata nel tempo dal Vesuvio, affeschi ancora a metá con pennelli e strumenti abbandonati per terra, pane nei forni ancora da sfornare. Vita cristallizzata. Tutto accadde in un attimo. Le ville nuove appena aperte, assolutamente impressionanti, la Domus di Giulio Polibio con un allestimento coinvolgente, odori, suoni, rumori, e la Casa dei Casti Amanti e dei Pittori al Lavoro : cantiere, tecnico e artistico, enorme, dagli affreschi impressionanti: decisamente consigliate ad archeologi, archeologi-amatoriali, artisti, artisti-amatoriali, esseri umani.

Meraviglie, cristallizzate.

Bellezza.

Belleza de vida a disfrutar.

Perché la vita E’ una meraviglia.

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Cantiamocela.

Balliamocela.

Siamo qui una volta sola.

Uagliú, una volta sola.

Una volta sola, si vive.

Poi magari il Vesuvio (o chi per lui) si sveglia, e chi s’é visto s’é visto.

E’ stato rapido, pochi giorni.

Ma abbiamo visto annusato sentito sulla nostra pelle l’ironia, l’amarezza, il gusto per la vita e le cose belle.

Il gusto di vivere.

La vita é amara, e allora perché rendersela piú amara.

‘Na tazzuriella e café, e ci mettiamo un po’ piú di zucchero del solito.

E magari ci facciamo pure nu Babá.

L.