Notas de viaje de dos malungos, note di viaggio di due malunghi: Colombia, Italia, India, Nepal, Thailandia, Burma/Myanmar.

Carpe Diem

Un letto nel deserto.

DSC06035pUno dice deserto, e pensa che effettivamente lo sia: deserto.

Piensas en la palabra desierto y lo único que se te ocurre es algo sin nada: un desierto, de hecho.

Luego llegas al desierto del Thar en la India, a unos km de Pakistan.

Ci arrivi, e non ci arrivi in bicicletta come in Marrakech Express.

No no no.

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A un desierto se puede llegar únicamente de una manera: con un camellio.

Che non é un dromedario no no no, le gobbe sono due e le hai sentite entrambe a cavalcioni.

Arrivi al deserto del Thar, e pensi: Bé che sará, tipo una spiaggiona peró senza mare.

Si, te lo piensas mientras contas las jorobas-gobbe (que no es tan facil, creenlo, mientras se va, y el camellio si que va deprisa si lo quiere). Te lo piensas: al fin y al cabo ese desierto será como un playón pero sin mar.

Ci sei arrivato al deserto, eh sí non c’é dubbio, le dune ci sono, le palme e i miraggi pure.

DSC06026pE allora ti rendi conto che il deserto non é deserto.

Ese desierto no no no: no lo es para nada desierto.

Innanzitutto ci sono quelli che ci vivono.

Bé magari vivono vicini, nel villaggio di Khuri, che é proprio lá.

E poi ci sono insetti. Moscerini. Bichos y bichitos de miles tipos. Las dunas tienen todos tipos de huellas.

Eh sí ci sono impronte e improntine sulle dune, da decodificare con il Manuale delle Giovani Marmotte.

Y una piel de serpiente.

Che non serve decodificare.

E nella notte.

Esposizione 64 secondi!Si durante la noche, en el desierto.

Alzi la testa, la levantas la cabezas, sin pensar, e le vedi. Si, las ves.

E sono tante.

E sono tantissime.

Son muchas más de las que nunca te habrías soñado de ver en una sola vez.

Sono miliardi e splendono e sono fitte. E ti vengono in mente i pomeriggi al planetario, pensando Bé ma mica sono cosí tante.

Son muchísimas.

Y las ves desde la cama.

Si si, le vedi, sdraiato nel letto: un letto nel deserto.

Una cama en el medio del desierto.

DSC_4249pE allora ti allunghi nel letto e pensi che domani la sveglia-despertador non sará un TI-TI-TI da spegnere pensando Ecco un altro giorno la riunione la tintoria la riunione condominiale.

Será el sol, desde allá, detrás de las dunas de arena. La sveglia sará il sole che sorge, sulle dune del deserto.

A fianco al letto niente pantofole, niente comodino. Nada mesita para la noche con foto caricatore del cellulare e un libro a mitad desde hace meses (prima o poi lo finisco).

DSC_4247pLa mesita-comodino es arena y arena.

E non ti servono pantofole nella sabbia.

Niente bagno, no nada baño (ricordati di alzare l’asse): todo es baño.

Niente pareti: no hay paredes para nosotros (le abbiamo fatte color pastello per slanciare la luminositá della stanza, come dice il nostro architetto).

Niente pareti pastello, porque lo decidimos, lo decidiamo ogni giorno che le pareti non ci servono, e che di fatto ci servono ben poche cose. Necesitamos muy pocas cosas, y sin dudas no paredes.

E di sicuro niente soffitto (un punto luce geniale quello che l’architetto ha messo).

No, nada techo, que oculte un espectáculo a disposición de todos, siempre, cada noche.

Niente soffitti a nasconderlo questo meraviglioso spettacolo, che é lá per tutti, sempre a disposizione, ogni notte. Ogni notte.

Lo scegliamo. Decidimos de admirarlo ese espectáculo maravilloso.

Más. Piú di questo.

Di questa meraviglia decidiamo di esserne parte.

DSC06066pNiente porte: noi siamo le porte.

E niente architetti, no.

Noi siamo gli architetti.

Noi siamo il deserto, e la meraviglia luminosa che lo sovrasta.

L.

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Spirito Dionisiaco.

DSC05670pNon so a voi, ma a me la Cicala della favola con la Formica è sempre stata simpatica.

La Formica accumula, lavora, si fa un mazzo così, fa i compiti, paga le tasse, fa gli straordinari non retribuiti, vota bene, pensa bene, si mette bene in fila al casello di ritorno dal weekend.

La Cicala se ne sta invece spaparacchiata a prendere il sole.

Magari domani non c’è più il sole.

O non c’è più la Cicala.

Non che poi faccia tutta questa differenza.

DSC_2146pLa Formica fa il suo dovere, fa quello che deve, fa quello che fanno tutti e che è normale fare. La Formica lavora a testa bassa, abbassa la testa, usa la testa, sempre. E se può fare mille cose insieme le fa. Il tempo è prezioso, il tempo è denaro. Accumula, certo, magari si fa un mutuo 50entalle per la celletta dentro al formichiere con altre mille formiche altrettanto buone e che pagano le tasse, accumula per i momenti difficili, che la formica, ne è sicura, arriveranno. Spirito Apollineo, totale.

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E intanto la Cicala si prende qualcosa da bere.

Se i momenti difficili arriveranno (e lei sottolinea “se”), ci si penserà.

Domani.

Domani è un altro giorno.

La Cicala è una Cicala-Rossella-O’Hara.

La Formica si fa un mazzo così e arriva in ufficio in orario o magari prima e di sicuro se ne va per ultima così si vede che è brava, così gli Altri (che è una entità unica: “gliAltri”) lo vedono (sempre si sente osservata da gliAltri).

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E lei li osserva sempre gliAltri e a volte vorrebbe avercelo un formichiere più grande o magari comprarsi un iPhormica che hanno Tutti (che è un’altra entità unica: “Tutti”), ma proprio Tutti, e allora tocca accumulare di più, per i momenti brutti, però va bè pure per l’ultima generazione di iPhormica.

La Cicala dell’iPhormica se ne frega, e se ne rimane là a prendere il sole, e si fa pure una cantatina. Come si fa a non farsi una cantatina e pure a ballare con un sole così meraviglioso.

Spirito Dionisiaco.

DSC00173pLa Formica la vede la Cicala fa la saputella e le dice che lavorare faticare lamentarsi del governo è normale, è normale fare quella vita (“Normalità” è fondamentale per la Formica, poi se le chiedi a che Norme si riferisca e chi le abbia scritte, cambierà argomento). La Formica col suo iPhormica (rodendosi il fegato perchè è già uscito il modello nuovo) vede la Cicala che si gode sole e drink, e come è noto le gufa che prima o poi se ne pentirà.

La Cicala sospira, si prende un altro sorso del suo succo, pensa che la vita è una meraviglia, chiude i suoi occhi da Cicala e si gode il sole del pomeriggio.

DSC_2150pMagari non ci saranno altri pomeriggi.

Magari questo è l’ultimo pomeriggio.

Magari il Vesuvio fa le bizze e scarica sulla mia testa una qualche tonnellata di lapilli e chi s’è visto s’è visto.

Tanto vale goderselo questo sole del pomeriggio.

Chi vuol esser lieto, sia. / Del doman non v’è certezza.

Non so voi, ma io credo che la Formica si roda un po’ il fegato.

Col suo iPhormica, ormai vetusto.

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Domani arriverà l’inverno?

Forse sì forse no.

Domani il Vesuvio salterà e ci ricoprirà da testa a piedi fino a che un archeologo farà una indagine stratigrafica sulla nostra collottola?

E chi lo sa.

Non so voi, ma io intanto mi godo il sole del pomeriggio.

L.


Spirito Partenopeo

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In un ascensore fermo nel cuore di Napoli ci sono il milanesissimo dottor Cazzaniga (Caaazzaniga!) e il serafico e partenopeo Professor Bellavista (uno smagliante Luciano De Crescenzo, che per inciso conobbi a suo tempo al Politecnico di Milano, chiamandolo Ingegnere!).

L’ascensore é fermo, loro malgrado: l’uno portabandiera di efficientismo orizzontale da Uomo di Libertá, l’altro filosofo e bonario e verticale Uomo d’Amore.

Da mondi apparentemente inconciliabili: finiranno per diventare amiconi.

Sará che sono nato e vissuto a Milano, ma questa scena di Cosí Parló Bellavista mi é sempre sembrata molto risonante: forse saranno le mie origini partenopee a risvegliarsi.

DSC_2217pIn questi giorni a Napoli e in Campania mi sono sentito a casa.

Senza dubbio grazie a chi a casa ci ha fatti sentire, con spirito malungo di Compagna di Viaggio (grazie!). Ma anche per il fatto che una parte delle mie origini sono qui.

Abbiamo passeggiando per Spaccanapoli, mangiato la Frittatina e la Pizza Fritta di Di Matteo in Via Dei Tribunali (super caldamente consigliate), camminato per le vie dei Quartieri Spagnoli a testa in su (e rischiato ripetutamente la vita schivando di qualche pelo motorini pluri-passeggeri), abbiamo annusato l’aria del mare e siamo andati in estasi con le mozzarelle di bufala di Caserta.

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Passeggiato per la Settecentesca Reggia di Caserta, immensa, sfarzosa, con le sale dove hanno girato Star Wars.

Ma soprattutto abbiamo passeggiato e pedalato (senza cadere!) per i suoi Giardini: giganteschi, scenografici, impressionanti. Il Giardino Inglese, con statue quasi vive, cascate, repliche di templi in rovina su isolette in mezzo all’acqua. Un gusto settecentesco, giocoso, incredibilmente estetico. Una meraviglia.

DSC05237pPompei, una cittá intera, una meraviglia cristallizzata nel tempo dal Vesuvio, affeschi ancora a metá con pennelli e strumenti abbandonati per terra, pane nei forni ancora da sfornare. Vita cristallizzata. Tutto accadde in un attimo. Le ville nuove appena aperte, assolutamente impressionanti, la Domus di Giulio Polibio con un allestimento coinvolgente, odori, suoni, rumori, e la Casa dei Casti Amanti e dei Pittori al Lavoro : cantiere, tecnico e artistico, enorme, dagli affreschi impressionanti: decisamente consigliate ad archeologi, archeologi-amatoriali, artisti, artisti-amatoriali, esseri umani.

Meraviglie, cristallizzate.

Bellezza.

Belleza de vida a disfrutar.

Perché la vita E’ una meraviglia.

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Cantiamocela.

Balliamocela.

Siamo qui una volta sola.

Uagliú, una volta sola.

Una volta sola, si vive.

Poi magari il Vesuvio (o chi per lui) si sveglia, e chi s’é visto s’é visto.

E’ stato rapido, pochi giorni.

Ma abbiamo visto annusato sentito sulla nostra pelle l’ironia, l’amarezza, il gusto per la vita e le cose belle.

Il gusto di vivere.

La vita é amara, e allora perché rendersela piú amara.

‘Na tazzuriella e café, e ci mettiamo un po’ piú di zucchero del solito.

E magari ci facciamo pure nu Babá.

L.