Notas de viaje de dos malungos, note di viaggio di due malunghi: Colombia, Italia, India, Nepal, Thailandia, Burma/Myanmar.

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Turtle House: la casa di Tiziano Terzani a Bangkok.

“Turtle House era splendida la notte. I grattacieli che ci crescevano attorno ci toglievano ogni giorno più sole, ma quando calava la sera e Kamsing, il giardiniere, accendeva le lampade nascoste fra gli alberi, le fiaccole attorno allo stagno e le lucine a olio ai piedi delle statue di Ganesh e di Buddha nel giardino, la casa tornava ad avere quella calda, quieta magia tropicale che ci aveva fatto venire in Thailandia (…)”

E’ così che Tiziano Terzani in Un indovino mi disse descrive la casa dove abitò a Bangkok dal 1990 al 1994, e che Terzani stesso battezzò Turtle House.
La casa è oggi lo chiccoso ristorante Lai Thai di Sukhumvit.
Arrivarci è facile. Indirizzo: 18 Soi Prommitr Sukhumvit 39 Rd. Wattana, Bangkok. Fermata BTS Phrom Phong, exit3, imboccare Sukhumvit 39, proseguire per 10-15 minuti fino all’insegna verde del ristorante “Romana” e girare a destra in Soi Phrom mit Khet Vadana (che è la via Soi Prommitr) fino in fondo: sulla destra c’è la staccionata di bambù e l’ingresso del ristorante.

Il posh ristorante Lai Thai è uno di quei posti dove sorseggiare vino francese ascoltando musica lounge e parlare di finanza creativa. La casa dal 1994 ha cambiato varie volte aspetto e uso, il tempo è passato, palazzoni sono cresciuti tutti intorno a Sukhumvit e in tutta Bangkok, togliendo il sole, come dice Terzani, così come il BTS Skytrain, che accorcia la città oscurando il cielo.

Il tempo è passato, ma il famoso laghetto di Turtle House è ancora là. «Un’oasi di splendore tropicale nella giungla di cemento», come diceva lo scrittore fiorentino, ed è proprio così.

In mezzo al cemento, ai migliaia di ubiqui tablet blackbrry e smartphone, ai giganteschi mall, al traffico, ai tuktuk, al rumore, ai palazzoni, Skytrain, grattacieli, hotel di extralusso in costruzione, nel bel mezzo di questa giungla di plastica e cemento, Turtle House con i suoi alberi, il laghetto, il silenzio, sembra essere davvero un’oasi di pace, di natura, di tempo a misura di essere umano. La pace in cui Tiziano e sua moglie Angela si rifugiavano.

Turtle House è ancora là. Non solo. La stessa immensa tartaruga ghiotta di anatroccoli alla quale Terzani dedica il nome della casa continua a viverci nel laghetto, e riceve il suo lauto pasto a base di pollo ogni giorno alle ore 8 di sera precise.

Kamsing ci dice che abbia un centinaio di anni.

Si, perchè lo abbiamo incontrato Kamsing, il giardiniere di Terzani, descritto in Un indovino mi disse.
Non lo abbiamo solo incontrato: ci ha accolti e ci ha aperto le porte di Turtle House.
Ci ha aperto le porte di quella che da 35 anni è la sua casa.
Kamsing ci dice che spesso vengono persone a visitare la casa di Terzani, frequentemente sono Italiani. Si schernisce, dice che a volte sono troppo insistenti e allora lui nega di essere il giardiniere che Terzani descrive accendere le luci delle statuette e delle casette degli spiriti nel giardino. Quelle casette, e le lucine, ci sono ancora. Degli spiriti non abbiamo notizia.

Kamsing ci apre il suo cuore, ci mostra con orgoglio una sua cartelletta azzurra piena di foto della famiglia Terzani in cui compare il viso di un Kamsing più giovane insieme alla famiglia ed anche il cane Chok-dii, ci mostra la vecchia moto che Terzani gli regalò, ci indica uno dei palazzoni dietro la staccionata di bambù, uno che era in costruzione quando Terzani viveva là, e ci dice che Angela e Tiziano se la prendevano continuamente con i costruttori per il rumore che facevano. Ci mostra la vecchia insegna “Turtle House” ora appesa ad una ruota di legno e ci chiama con una torcia in mano “Venite a vedere!” e scosta le foglie alla base di un alberone per mostrarci pieno di entusiasmo una mattonella dove vi è inciso il nome originale della casa e la data 1990, anno in cui Terzani e famiglia lasciano Tokyo per trasferirsi a Bangkok.

E’ una meraviglia chiacchierare con Kamsing. Ci colpisono il suo garbo, la sua gentilezza, l’entusiasmo dei suoi occhi, la sua generosità nel raccontarci la sua storia, il suo affetto verso la casa, verso la famiglia Terzani, il suo essere parte della pace e quiete di Turtle House, con i suoi gesti garbati, le sue parole gentili, la sua ripetuta richiesta di tornare a visitarlo, il suo abbraccio affettuoso salutandoci. Che meraviglia.

Kamsing ci racconta che Folco Terzani è venuto a trovarlo qualche anno fa, e che spesso vengono Italiani entuasiasti. Kamsing li prega sempre di fare qualcosa per Turtle House: da questo intuiamo che l’oasi in mezzo ai grattacieli resiste, per ora. Ma chissà per quanto tempo ancora.

I libri, le parole, la meditazione di Tiziano Terzani ci accompagnano. La sue descrizioni dell’Asia ci ispirano.
Amiamo Terzani, ed essere entrati nella sua casa di Bangkok ci ha resi felici. In quell’oasi verde, negli occhi di Kamsing pieni di entusiasmo e gentilezza, ci è parso di incontrarlo.

Ma la Turtle House, o casa di Kamsing, o Lai Thai Restaurant, o comunque decidiamo di chiamarla, è comunque solo una casa, un luogo, un oggetto. Siamo noi a decidere di dare a quell’oggetto un significato, un nome, un simbolo, il nostro attaccamento, trasformandolo magari in un santuario dove fare pellegrinaggio.

Qualcosa di sicuro poco Terzani-style.
Qualcosa su cui Terzani si sarebbe fatto una bella risata.

Tiziano Terzani scrive:
“La storia dietro ogni oggetto era quel che ci sarebbe rimasto. Dell’oggetto in sé non ci sentivamo che dei temporanei custodi.”

F.

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RumboMalungo is dead, long live RumboMalungo!

The blog is not dead. We are not.

We assure you.

What happened?

Well, many things.

Colombia, Europe.

Families.

We’re now back in Asia.

Noises. People. Tuk-Tuk. Food in the street. Smells in the street. Spicy food. Lemongrass, curry, noodles. People. So many people. Humanity. SO MUCH Humanity.

Asia.

We are in Thailand now.

Malungos.

You’ll know more.

F.


Life @ Boudha. F.

We have been living in Boudha for many months now. In Nepal, in Kathmandu, but first of all in Boudha.

Many things to do here, to Educate, to Educate for Peace. Many things to do, yes. We tried to do it, for Tibetan Refugees and Exiles in Nepal, for women and youth, for street children.

To educate, to Peace Educate.

Peace. Here in Boudha it is what you breathe, every day: Peace.

Coming back home, coming back to our home in Boudha, the huge eyes of the big stupa of Boudha.

Difficult to explain how those big eyes make us feel mindful, present, alive, aware of been alive, and so happy to be.

Those big open eyes, reminding to keep our eyes open. Open to who we are, open to what we want, to our mind and heart.

To our minds and hearts.

Monks, Amala’s, Tibetan and Nepalese children, mothers, even dogs, all of them walking clockwise around the Stupa.

All of them turning the 108 prayer wheels around it, in order to remind themselves that everything changes, all the time, every day, that we are turning around ourselves.

Everything is a wheel.

End is beginning.

Samsara.

But the prayer wheels, all of them, contain a Mantra, that goes out of the wheel with each turn.

.

.

A mantra, that can escape from the neverending chains of beginning-end, a mantra that can make us step up the Stupa, aware and mindful, instead of going around it.

.

A mantra that is inside each wheel, inside everything.

Inside ALL of us.

.

During these months in Nepal we are giving all we can, to Peace, to Education, to Peace Education.

We tried to give Peace, and we received, we breathed, Peace.

So much, Peace.

Om-Mani-Padme-Hum.

F.


100 metres to Nirvana.

DSC07148pIt is, and it was (like here).

It’s much easier than what they told you:

It’s enough to follow the street signs.

Then at the end of the road you find it.

Just follow the indications, reach the end of the road, and you’ll find it.

The point is that when you find it there will be no road, because there will be no one to have found it.

Oh, well, you cannot have it all in life.

F.

DSC07149p(for our affectionate readers: YES, the blog is alive, and WE are.

The point is that living here in Nepal our RumboMalungo has been captured by the national Nepalese philosophy “Vistari-Vistari”, slowly-slowly, sigá-sigá, despacito-despacito, pian-pianino)


Silence.

Stop.

Be still.

Remain silent.

Meditators should be seen,

Not heard.

Ssshhh.

DSC06895pStill

All the senses.

Let everything be.

Let go, and let it all

Come to you.

Relax.

Being is in

Doing is out.

Do nothing.

For a moment

Just be.

Silence

Is golden.

Enjoy it.

(Lama Surya Das)


Let the river flow.

DSC_6225pIt is the Ganga.

Or maybe it’s the Danube, or the Guadalquivir, or the river Bogotá (there is a river Bogotá), or the Po, or the Navigli or even the Boate.

It is flowing.

It has always been flowing.

You are inside.

Your life, the persons you met, the places you’ve been, what you did, what you do.

It is flowing, and it is you.

Your thoughts, many many thoughts, like a cascade of thinking, forms, images, names, simbols, roles, words.

DSC_6062pYou try to swim, yes, to swim, to a direction, to a goal, to something that you want to reach.

There, yes, it’s there you must go, it’s there they told you that you should go, it’s there that it is normal to swim, that you are supposed to swim.

You swim opposing the current and it is so difficult, so tiring, the waves of water come towards you, they go in your throat, and the more you put efforts, the more the current is strong and you have to fight against the flow, every day.

I must stay the same, I must stay here in the middle of the water, no movement, stability, no-change.

You use all my energies, efforts, money, time, all my life, to close my eyes shut and swim against the waves, because nothing has to ever change, because I must pay a 30-years loan for my house, because I have dependants, because I am dependant, because of all the things that are mine, my house, my car, my dog, my husband, my wife, my religion, my party, my TV, I need them, they need me.

I struggle, I fight against the flow, because I have a position, a reputation, a title in front of my name, a Mr. Mrs. Ing. Avv. Phd. Dr. in front of my name, because I have a status and a form.

Because I have a position.

Because I have a name.

I have a name.

But I am not my name.

I am not my name.

Frustration, misery, insatisfaction, anger.

DSC_6297pSo I stop for a minute, the river is all around me.

Flowing, naturally flowing, keeping on flowing.

Total indifferent of my efforts.

Just flowing.

I open my eyes.

And I surrender to the river flowing around, and I start following the wave.

I let it go.

I just let it go.

And instantaneously the current calms itself.

Because I am calming myself.

I let it go, I let it flow.

There is no goal, there is no direction, there is nothing to fight against.

The river flows, it has always been flowing, it will be flowing with me, or without me.

The river keeps flowing, changing, Panta rei, and myself I keep flowing and changing into it.

Into the same rivers we step and do not step. We are and we are not.

Potamoís tois autois embainomén de kai ouk embainomen,

eimen de kai out eimen (Heraclitus 49a)

DSC06283pI follow the wave. I have a sweet taste in my mouth.

It is quiet. And calm.

There are no names, no title. No yesterday, no tomorrow.

No there, no here.

No me, no you.

And I realize that I am watching myself in the river while I am sitting on the side of it.

I am inside, and outside.

I observe myself and the river passing, like everything is passing.

I witness myself my wave and the movement.

DSC_6749pAnd I realize that all the waves flow one into the other.

No one is a separate flow, everybody flows dependentely, there is no indipendent wave.

All of them flow, all of us are a only part.

All of us are a part of the river.

We are and we are not.

The river flows.

I am the river and I am not the river.

I am and I am not.

I smile.

L.


Indian excrements.

There is something constant in our stay in India.

Its smell.

Everywhere.

No, not the curry, or the masala, or the paneer butter masala.

It’s the Indian excrements.

Ok, speaking clearly: the Indian shit.

There is a lot.

If you count that on average a human being gives birth everyday to 150g of warm production, and that in India there are 1.190.589.000 estimated persons, that makes every day 178.900 tons of shit.

DSC00410pMore or less like a daily Indian Empire State Building.

Of Indian shit. Every single day.

Lets think about that seriously for a moment.

And we did not include in the calculation the omnipresent cow shit: with that we could possibly go on the moon and come back.

They pile it, they build mountains out of it, they burn it, children play with it, (isn’t that like playdoh-pongo?) they make bricks and finally houses out of it.

DSC06595pLet’s take the OM symbol.

DSC06595p2The famous OM.

The sacred OM.

Now watch it on a side and tell me sincerely what it looks like. Sincerely.

It is time to give to that the important spot it deserves.

Non so voi, ma a me viene in mente il Necchi nella scena del vasino in “Amici Miei” del nostro Mario Monicelli.

“Ma e’ mostvuoso! E continua a favne! Non si ferma piú!”

L.