Notas de viaje de dos malungos, note di viaggio di due malunghi: Colombia, Italia, India, Nepal, Thailandia, Burma/Myanmar.

Archive for September, 2010

Navighiamo.

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DSC05714p2Partiamo.

Partiamo in nave.

In nave.

Non c’è nulla che faccia sentire più liberi.

Nulla che dia più euforia da partenza, da salpare, tirare su le ancore i legami le ancore gli ancoraggi e salpare, lasciare il porto.

Partiamo e partiamo in nave.

Onda e onde che fluiscono.

L’Onda.

Che fluisce.

La nostra, che seguiamo.

DSC05719pPartiamo, in nave, e di notte.

Il porto, le sue luci, le case l’approdo, si allontanano.

Il porto si allontana. Accogliente, amato.

Ci saresti rimasto qualche giorno in più, qualche tempo in più, o forse tutta la vita.

Ma ormai la nave ha salpato. Ormai la nave ha lasciato il porto.

Partiamo.

Navighiamo.

La luce alternata del faro si fa più fioca e la sua pulsante sicurezza si fa più lontana.

E’ notte, il mare è nero, nerissimo, enorme, spaventa.

Le stelle sembrano più grandi.

Il mare nero scuro scurissimo spaventa sì un po’, e porta vento di mare, vento di terre, vento da terre lontane, vento di odori e sapori di approdi sconosciuti, di terre da esplorare.

DSC05294pIn mezzo al mare nero.

In mezzo al mare nero non abbiamo nomi.

In mezzo al mare nero non abbiamo forme.

Ti abbraccio, il vento del mare e la sua oscurità ti danno la pelle d’oca.

Ti abbraccio, ridiamo, la tua pelle ha il sapore di vento di mare, di vento nuovo, di vento di terre sconosciute.

Ti abbraccio, e il vento del mare nero ci abbraccia, anche lui Malungo.

Ti abbraccio, e siamo noi quel vento di terre sconosciute di approdi futuri.

Ti abbraccio.

E siamo.

Quel vento.

L.


En el Etna, un perro blanco.

No sabíamos que llovería de esa manera, que nuestras narices iban a estar congeladas y las puntas de los deditos también, que los precarios sacos que llevamos no serían suficientes, que, además de los zapatos guerreros que alquilamos tendríamos que haber alquilado chaquetas. -Perdón queridos lectores pero no somos “vulcanólogos”, y no, tampoco tenemos el bien conocido “sentido común”-.
No sabíamos, e igual de haber sabido nos habríamos montado en ese jeep con la ilusión de ver el fuego en la montaña, así sin nada, justo como subimos soñando estar parados en el borde de su cráter como Plinio el joven sobrino de Plinio el Viejo.
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Como a veces pasa -y no que por estas particularidades de la vida haya que lamentarse-, no sólo no vimos el fuego volcánico, no sólo llovió, sino que el paisaje al horizonte era una pared blanca. Niebla espesa y húmeda. “¡Pero atención!” decían los pies, mientras por el cansancio y el frío nos hacíamos conscientes de los pasos, “atención que esta tierra que pisan es ceniza, es resultado de fuegos de otro tiempo, de un corazón latente, de una montaña que vive y que en su paisaje deja la huella de su cambio, de su movimiento”.
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Atención, atención al movimiento, atención a la vida latente: ¡Todo el tiempo y en cada paso, atención porque que el sol sale y las plantas crecen!.
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Tus manos en las mías batallando con el hielo en la punta de los dedos.
¡En el camino un perro blanco!

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P.


Icone.

Camminando per le strade siciliane.

Se pasea, acá por las calles de Sicilia.

Icone e Iconas, varias, varie ed eventuali.

Poster e posteroni y carteles.

Inviti alla gioia e alle lacrime.

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Sguardi penetranti.

Sguardi ammiccanti.

Immagini che valgono piú di mille parole.

Con approvazione ecclesiastica.

Por supuesto.

L.

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Pupi Siciliani

Orlando, alla ricerca dell’amata Angelica, incontra un povero vecchio cui un gigante ha rapito un figlio. Il gigante fará una brutta fine.

Il paladino non ancora Furioso si rimette in cammino, arriva nei pressi di un indovino che effettivamente.. indovina.

Il prezzo da pagare per Orlando é peró risolvere un indovinello.

(Qual é l’animale che da piccolo cammina su 4 zampe, da adulto su 2, da vecchio su 3? Ricchi premi a chi indovina qui in un commento la risposta per questo nuovissimo quesito)

Orlando d’altra parte, si sa, é un Uomo-del-Fare e non ha certo tempo da perdere e dell’indovinello e dell’Indovino fa spezzatino.

Arriva poi dalle parti di un Ciclope.

Non abbiamo bisogno di aggiungere che fine faccia il mono-occhiuto.

Salva un Fraticello gesticolante, sordo e dialettale, e nel frattempo Angelica sospira angelicamente (ma non per il nostro, ahilui) e rifiuta qui e rifiuta lá si fa causa di assedi e guerre, come ogni storia dall’Iliade in poi insegna.

Orlando si fa abbindolare da Maga Drugantina che, nomen-omen, gli offre qualcosa da bere. E non é una spremuta d’arancia siciliana.

E qui, nostro malgrado, la storia si interrompe, lasciandoci come alla fine di Ritorno al Futuro 2, un po’ appesi. Chiunque sappia come va a finire ce lo dica, per favore.

La storica Famiglia di Pupari di Siracusa, Vaccaro-Mauceri, ci ha tenuti col fiato sospeso e in prima fila a bocca aperta come bambini nel Piccolo teatrino dei Pupi, in via della Giudecca di Ortigia, Siracusa.

Tradizioni orali, tradizioni antiche, scontri di paladini spade sempre alla mano (alla faccia di ogni Risoluzione pacifica dei Conflitti), tradizioni di Pupi che si muovono danzano recitano combattono danzano come se fossero vivi.

E forse lo sono.

In effetti abbiamo conosciuto di persona il Fraticello che parlava in Siciliano, e ci siamo complimentati di cuore.

Che fosse poi attaccato a Daniel Mauceri con delle corde, é solo incidentale.

E che parlassse con la voce di Alfredo Mauceri é altrettanto incidentale.

Sono Pupi.

Siamo Pupi?

Forse siamo Pupi.

Siamo tutti Pupi?

Forse siamo tutti Pupi.

Fammi cercare le corde.

Nel frattempo sfodero la spada. Non si sa mai.

L.


Sicilia, sólo una parte.

Después de tanto tiempo de dejar a un lado el blog, después de varios intentos vanos por falta de tiempo, de conexión o simplemente de palabras que no se animan  a describir todo esto que se mueve adentro, hoy es justo regresar. Por ahora dejo por fuera a Urbino, Assisi, Gubbio, La Isola Polvese, Pompeya, Caserta y Nápoles, lugares increíbles en los que he visto y sentido remociones de alma y de cuerpo, ¿pero qué hacer? Quiero hablar de Sicilia, seguramente porque estamos acá ahora y hay un sabor en la boca, en el piel que no quiero perder… Nos recibe Sicilia generosa como sus colores de fiesta, como su música y construcciones un poco decadentes y por eso mismo fascinantes, como su gente que es mezcla, mezcla de tierra árida, volcán y ríos, hoy dijimos “verde eléctrico” -mientras subíamos al Etna-, mezcla de culturas y de cantos, de religiones y de idiomas. Sicilia Mediterránea, fascinante e imponente nos quitó el aliento, la cabeza y el corazón para entregarnos miradas, mercados repletos de frutas, olivas, quesos y especias, el dormir en la tarde después de un buen almuerzo siciliano.  Es que a veces quisiera poder regalar solamente la forma en la que veo a través de la cámara, sin decir mucho más, sólo un par de fotos que enmarcan este recibir y este entregar, todo lo que se encuentra, todo lo que se desencuentra y semalogra y por eso es profunda felicidad, siempre con un poco de melancolía. Justo así, como siento a la Sicilia.

P.


Spirito Partenopeo

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In un ascensore fermo nel cuore di Napoli ci sono il milanesissimo dottor Cazzaniga (Caaazzaniga!) e il serafico e partenopeo Professor Bellavista (uno smagliante Luciano De Crescenzo, che per inciso conobbi a suo tempo al Politecnico di Milano, chiamandolo Ingegnere!).

L’ascensore é fermo, loro malgrado: l’uno portabandiera di efficientismo orizzontale da Uomo di Libertá, l’altro filosofo e bonario e verticale Uomo d’Amore.

Da mondi apparentemente inconciliabili: finiranno per diventare amiconi.

Sará che sono nato e vissuto a Milano, ma questa scena di Cosí Parló Bellavista mi é sempre sembrata molto risonante: forse saranno le mie origini partenopee a risvegliarsi.

DSC_2217pIn questi giorni a Napoli e in Campania mi sono sentito a casa.

Senza dubbio grazie a chi a casa ci ha fatti sentire, con spirito malungo di Compagna di Viaggio (grazie!). Ma anche per il fatto che una parte delle mie origini sono qui.

Abbiamo passeggiando per Spaccanapoli, mangiato la Frittatina e la Pizza Fritta di Di Matteo in Via Dei Tribunali (super caldamente consigliate), camminato per le vie dei Quartieri Spagnoli a testa in su (e rischiato ripetutamente la vita schivando di qualche pelo motorini pluri-passeggeri), abbiamo annusato l’aria del mare e siamo andati in estasi con le mozzarelle di bufala di Caserta.

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Passeggiato per la Settecentesca Reggia di Caserta, immensa, sfarzosa, con le sale dove hanno girato Star Wars.

Ma soprattutto abbiamo passeggiato e pedalato (senza cadere!) per i suoi Giardini: giganteschi, scenografici, impressionanti. Il Giardino Inglese, con statue quasi vive, cascate, repliche di templi in rovina su isolette in mezzo all’acqua. Un gusto settecentesco, giocoso, incredibilmente estetico. Una meraviglia.

DSC05237pPompei, una cittá intera, una meraviglia cristallizzata nel tempo dal Vesuvio, affeschi ancora a metá con pennelli e strumenti abbandonati per terra, pane nei forni ancora da sfornare. Vita cristallizzata. Tutto accadde in un attimo. Le ville nuove appena aperte, assolutamente impressionanti, la Domus di Giulio Polibio con un allestimento coinvolgente, odori, suoni, rumori, e la Casa dei Casti Amanti e dei Pittori al Lavoro : cantiere, tecnico e artistico, enorme, dagli affreschi impressionanti: decisamente consigliate ad archeologi, archeologi-amatoriali, artisti, artisti-amatoriali, esseri umani.

Meraviglie, cristallizzate.

Bellezza.

Belleza de vida a disfrutar.

Perché la vita E’ una meraviglia.

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Cantiamocela.

Balliamocela.

Siamo qui una volta sola.

Uagliú, una volta sola.

Una volta sola, si vive.

Poi magari il Vesuvio (o chi per lui) si sveglia, e chi s’é visto s’é visto.

E’ stato rapido, pochi giorni.

Ma abbiamo visto annusato sentito sulla nostra pelle l’ironia, l’amarezza, il gusto per la vita e le cose belle.

Il gusto di vivere.

La vita é amara, e allora perché rendersela piú amara.

‘Na tazzuriella e café, e ci mettiamo un po’ piú di zucchero del solito.

E magari ci facciamo pure nu Babá.

L.